Recensioni
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Edizioni
Lavoro, Roma, 2005, pp. 215, ISBN 88-7313-137-9, € 12,5
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informazioni rivolgersi in libreria oppure digita
http://www.edizionilavoro.it
Aldo
Rizzo in La Stampa (13 settembre 2005)
Paolo Migliavacca in www.ilsole24ore.com (7 ottobre 2005)
Paolo Cacace in Il Messaggero (20 ottobre
2005)
Presentazione
del libro (Roma, 16 novembre 2005)
Antonio
Carioti in Corriere della Sera (30 dicembre 2005)
Ferruccio
de Bortoli, direttore de Il Sole-24 Ore (27 gennaio 2006)
La
Stampa (Torino)
13 settembre 2005
La Lettura
POLITICA EUROPEA LILLUSTRE SCONOSCIUTA
di Aldo Rizzo
LItalia
vive una confusa stagione pre-elettorale, nella quale tutto è in discussione,
almeno in apparenza, compresa la natura stessa del nostro sistema politico (ancora
bipolare?). E naturalmente i casi delleconomia, della giustizia, della sicurezza,
ecc. Manca, quasi completamente, la politica estera, almeno nellaccezione più
prossima a noi, la politica europea. Eppure lUe, di cui lItalia è fra
i membri più importanti, se non altro sotto il profilo storico, attraverso
uno dei momenti più grigi, o addirittura inquietanti, per i contrasti
tra i governi nazionali e laffievolimento della spinta comune verso lintegrazione.
Ma i programmi dei partiti e delle coalizioni (se ancora esistono) non ne fanno
gran conto. Certo, quale più e quale meno. Nellarea dellattuale maggioranza,
sicuramente meno.
Questa è
una premessa per dire quanto sia utile, a mio giudizio, il libro di sintesi
e di proposta, sullItalia e lEuropa, di Achille Albonetti, un libro che i
nostri politici dovrebbero leggere, per uscire dal cortocircuito delle questioni
e delle rivalità interne. Che ovviamente hanno anchesse un loro legittimo
peso, ma non fino al punto di dimenticare o trascurare il quadro esterno, che
è insieme il nostro limite e la nostra grande, non esaurita, opportunità.
Achille
Albonetti, come ricorda Sergio Romano nella prefazione, è uno dei «grand
commis» dellEuropa comunitaria, nella quale ha svolto funzioni importanti
(a partire dalla partecipazione giovanile alla redazione dei Trattati di Roma.
Da più di ventanni dirige la rivista Affari Esteri. Il libro,
dicevo, è sintesi e proposta. Sintesi (con qualche comprensibile nostalgia,
nota ancora Romano) dei governi della Prima Repubblica, discussi per altre ragioni,
ma coerentemente e tenecemente europeisti, pur restando atlantici. Ma anche
proposta, nel senso della necessità e della possibilità di superare
il momento grigio dellUe e lopacità della politica europea dellItalia
degli ultimi anni. Albonetti vede connessi tra loro il declino dellEuropa e
il «declassamento» dellItalia. Se il prossimo governo di Roma,
quale che sia, avrà la volontà e la forza di recuperare lantico
spirito diniziativa, chiamando a raccolta i vecchi fondatori e altri soci disponibili,
per un disegno strategico comune, lUnione europea se ne avvanteggerà,
e più ancora lItalia.
Su
www.ilsole24ore.com
(Milano)
7 ottobre 2005
Tempo libero e cultura - Libri
ALBONETTI: LITALIA E LA SUA VOCAZIONE EUROPEISTA
di Paolo Migliavacca
La politica estera
e di sicurezza è il pilastro che sostiene l’attività statuale dell’Italia, nella
sua non lunga storia unitaria, ma, soprattutto, in questo dopoguerra, grazie
a tre fattori decisivi: i rapporti con gli Stati Uniti e la Nato, l’unità europea
e la scelta del libero mercato.
Ed è anche
il perno intorno al quale ruota e si decide il futuro dell’Europa: senza di
essa, l’allargamento indebolisce le prospettive dell’Unione e si ritorna alla
«nefasta politica di equilibrio e di potenza». Da cui tutti uscirebbero perdenti.
Achille
Albonetti, oggi condirettore di Affari esteri ma con un passato
di prestigioso grand commis (Consigliere della rappresentanza italiana all’Oece,
membro di molte delegazioni che hanno negoziato i Trattati europei degli anni
50, capo di Gabinetto del vice-presidente della Commissione europea, Governatore
italiano nella direzione dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica e
poi presidente dell’Unione petrolifera italiana), è autore di numerosi libri,
tra cui alcuni fondamentali sulla politica nucleare del nostro Paese, di cui
è uno dei maggiori esperti. Ora ha dato alle stampe questo agile testo perchè,
come afferma nella sua prefazione Sergio Romano, deluso dall’attuale situazione
in cui versano la politica estera italiana ed europea, intende denunciare lo
«stato di declino dell’Europa e il declassamento dell’Italia» come il pericolo
supremo che corrono entrambe.
Dopo aver
conosciuto i benefici di mezzo secolo di straordinario sviluppo economico, l’Italia
si è concentrata, con il secondo governo Berlusconi, su una politica di stretta
collaborazione con gli Usa, trascurando però la sua tradizionale vocazione europeista,
proprio mentre l’Europa evidenziava la contraddizione di un’unione economica
che non sa diventare anche politica. Come provano crudamente alcuni recenti
rifiuti di ratifica del Trattato costituzionale, anche e soprattutto perché
non c’è accordo sulla realizzazione di una politica estera e di difesa comune,
mentre l’attuale amministrazione statunitense ne sottolinea con spietatezza
i limiti con il suo unilateralismo.
La palese
delusione si fa appassionata e puntuale denuncia dei pericoli che corriamo tutti
a causa di quella sorta di mostro istituzionale che regge il continente,
«assai più avanzato, in molti campi, di alcuni Stati federali allinizio
della loro storia, ma monco e incompiuto» nella sua proiezione esterna. Da qui
tutta la serie di furbizie diplomatiche e miopi sgambetti (che Albonetti
ricostruisce con puntigliosa precisione) che i maggiori protagonisti della scena
europea - stati e statisti - si giocano lun laltro per riaffermare
il loro anacronistico ruolo e prestigio. Senz’accorgersi che il vascello comune
finora costruito, grandioso e possente in campo economico, fa acqua da ogni
parte sul piano esterno perché nessuno vuole realmente dotarlo degli strumenti
per navigare in piena sicurezza e rischia, quindi, di affondare ancor prima
di aver preso il largo nei mari tempestosi dei nuovi equilibri internazionali
che si vanno delineando. Occorre, sostiene l’Autore, che l’Europa si dia i necessari
strumenti militari (primo tra tutti un moderno e comune deterrente atomico,
ma anche una voce e un seggio solo all’Onu) per tutelare i propri interessi
nel mondo, al fianco degli Usa ma in posizione di partner paritario, non subalterno.
Chi tra i 25 Paesi è più conscio di questi pericoli, deve farsi carico della
situazione, specie il nucleo duro dei sei Paesi fondatori. E chi
non ci sta, sia lasciato indietro: l’Europa, dichiara con brutale franchezza
Albonetti, non può più aspettare chi tentenna o è incerto. Pena veder naufragare
quella speranza di unione anche politica che ha animato i Padri fondatori. Tra
cui anche lui merita un posto. E non in ultima fila.
Su
Il
Messaggero (Roma)
20 ottobre 2005
Saggi
NOI E LEUROPA: QUEI TRE PERIODI DI UNA POLITICA
di Paolo Cacace
Diverse sono le
ragioni per cui la politica estera italiana da qualche anno è ondivaga,
senza bussola. Tra le più importanti cè la carenza del contributo
di esperti autorevoli, di grand commis dello Stato, in grado di
orientare le scelte politiche e diplomatiche. Achille Albonetti è uno
di loro, è uno dei più profondi conoscitori delle dinamiche della
politica estera. Lo conferma ampiamente con il suo volume L’Italia, la politica
estera e l’unità dell’Europa (con prefazione di Sergio Romano) in cui esamina
sinteticamente, sotto vari aspetti, i tre periodi-chiave della nostra storia
nazionale (post-risorgimentale, fascista e repubblicano) con una tesi ben precisa:
il primato della politica estera o, meglio, la necessità di ripristinare
questo primato per evitare che lItalia e quindi lEuropa
sia vittima di un progressivo declassamento. Beninteso: quello di
Albonetti non è latto di fede di un addetto ai lavori, è
una riflessione documentata, stringente, spesso inoppugnabile, su come
oggi più che mai la politica estera riassuma in sé tutte
le attività dello Stato. Naturalmente questa convinzione non è
priva di effetti, di conseguenze logiche. Pragmatico comè sempre
stato nella sua lunga e operosa attività, Albonetti avanza alcune proposte
concrete per arrestare il declino italiano ed europeo. Soprattutto al nostro
governo egli chiede uniniziativa rapida di concerto con gli altri
Paesi fondatori della Ue per superare la crisi costutuzionale e scongiurare
il rischio di quei direttorii che minano alle fondamenta la costruzione europea.
Ma ci saranno orecchi disposti ad ascoltare?
Su
Corriere
della Sera (Milano)
3o dicembre 2005
Per Achille Albonetti una risoluta iniziativa dintegrazione
è lunica ricetta valida per le sfide del terzo millennio
LINERZIA UCCIDE LEUROPA, MA LA DIFESA NUCLEARE PUÒ RILANCIARLA
di Antonio Carioti
Basta
con il pessimismo e la rassegnazione. Achille Albonetti, dallalto della
sua lunga esperienza nelle istituzioni europee e internazionali esorta lItalia
a scuotersi e a riacquistare fiducia nei suoi mezzi. In fondo, ricorda, negli
ultimi sessantanni abbiamo compiuto enormi progressi, malgrado i tanti
ostacoli che avevamo di fronte.
I.o stesso vale per lEuropa. Albonetti è convinto che una politica estera
e difensiva comune, con tanto di deterrente nucleare gestito dallUnione,
sia un obiettivo lontano, ma raggiungibile purché non si ceda alla spirale
dellinerzia, che può compromettere anche il «processo dintegrazione
economica e finanziaria già raggiunto».
Dal suo libro esce dunque limmagine di unItalia e di unEuropa
al bivio: afflitte da pesanti problemi, ma al tempo stesso dotate di grandi
potenzialità. Il bilancio dellattuale governo di Roma, secondo
Albonetti, è carente: una parte ha varato riforme improvvide, tali da
prefigurare «una svolta cesaristica»; dallaltra ha trascurato
le politiche europee, esponendosi al rischio del declassamento rispetto al direttorio
tra Francia, Germania e Gran Bretagna che si è andato man mano delineando.
Per invertire la tendenza bisogna promuovere una forte iniziativa degli Stati
fondatori della Comunità verso unintegrazione più stretta,
senza farsi condizionare dalla renitenza dei britannici: «Se sei Paesi
fondatori si uniranno politicamente, Londra seguirà».
Albonetti, come si vede, è un europeista fervente, tanto da non sottovalutare
le conseguenze dei no referendari, in Francia e Olanda, al Trattato costituzionale
dellUe. Ma non cede mai a suggestioni antiamericane. Anzi definisce «infelice
e pericoloso» latteggiamento assunto da Parigi e Berlino contro
lintervento militare in Iraq. E si sofferma a lungo sul pericolo costituito
dalle ambizioni nucleari dellIran. Il suo sogno non è unEuropa
che controbilanci gli Usa, ma che collabori attivamente con Washington alla
costruzione di un ordine internazionale più stabile.
Su
Ferruccio
de Bortoli, Direttore del Corriere della Sera
(Milano)
27 gennaio 2006
Aggiornamento più recente: 11 febbraio 2006
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