Achille Albonetti on line

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Aggiornamento più recente: 1° marzo 2008

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Convegni e seminari

Recensioni al recente libro sulla politica estera

 

SCHEDA BIOGRAFICA DI ACHILLE ALBONETTI
Su

Sposato con Marguerite-Marie d’Humieres.
Sei figli: Eugenia, Agnese, Francesca, Teresa, Domenico, Tommaso.
Genitori: Giovanni Albonetti e Maria Sangiorgi. Fratelli: Piero, Rosetta e Anna.

Achille Albonetti ha rivestito ruoli di assoluto rilievo in molteplici organizzazioni internazionali e nazionali, oltre che in imprese ed enti pubblici e privati, ed ha acquisito una larga notorietà negli ambienti economici, diplomatici ed internazionali.

 

Achille Albonetti è stato:

Membro della Delegazione tecnica all’Ambasciata d’Italia a Washington nel 1950-52.

Dal 1953 al 1961 Consigliere economico alla Rappresentanza Italiana presso l’Organizzazione Europea per la Collaborazione Economica (OECE) a Parigi.

Nel 1955 e ’56 partecipa a Bruxelles ai negoziati per i Trattati del Mercato Comune e dell’Euratom.

Nel 1958-59 Capo di Gabinetto del Vice Presidente della Comunità Economica Europea e poi Assistente speciale del Presidente.

Dal 1960 al 1980, Direttore per gli Affari Internazionali e Studi Economici e, quindi, Direttore Centrale delle Relazioni Esterne del Comitato Nazionale Energia Nucleare (oggi ENEA).

Membro del Consiglio d’Amministrazione dell’Eurochemic; del Comitato di Direzione per l’Energia Nucleare dell’OECE e di vari altri Comitati internazionali.

Ha partecipato alla fondazione ed alla gestione di Eurodif (1957-80).

Dal 1973 ai 1980 Governatore per l’Italia dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA) dell’Organizzazione delle Nazioni Unite, con sede a Vienna.

Membro della Giunta Esecutiva della Confindustria (1981-88).

Presidente della Total Italiana (1980-87).

Presidente dell’Unione Petrolifera (1981-88).

Consulente del Presidente dell’IRI e del Presidente della Finmeccanica.

Presidente della società Ritmo dell’IRI-Finmeccanica per i rapporti con la Russia.

Redattore capo della rivista “Civitas” e dei periodici “Politica d’oggi” e “Tendenza”.

Presidente del Care Italia.

Diploma del Centro Alti Studi Militari (CASM, ora Centro Alti Studi della Difesa) (1966).

Conferenziere all’Imperial Defence College, Londra.

Conferenziere all’ISTRID, Istituto di Studi e Ricerche per la Difesa.

Promotore e Segretario Generale del Circolo Stato e Libertà diretto dall’Amb. Manlio Brosio, dal Sen. Guido Gonella, e dal Prof. Aldo Garosci; del quale hanno fatto parte, tra gli altri, il Prof. Rosario Romeo, il Prof. Augusto del Noce, il Sen. Prof. Domenico Fisichella, Domenico Bartoli, Domenico Ravaioli e alcune centinaia di professori e docenti universitari (1975-1980).

Sindaco del Comune di Brisighella (Ravenna) (1960-1971).

Membro del Rotary.Su

* * *

Achille Albonetti attualmente è:

Condirettore della rivista “Affari Esteri” dal 1980.

Membro del Consiglio direttivo della Fondazione Alcide de Gasperi.

Membro del “Gruppo dei Dieci” della Fondazione Luigi Sturzo.

Membro del Consiglio scientifico della rivista bimestrale “Studium”.Su

 

* * *

Decorazioni

Commendatore della Repubblica Italiana.

Grande Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana.

Commendatore di San Gregorio Magno (Città del Vaticano).

Legion d’Onore (Francia).Su

 

PUBBLICAZIONI
Su

Achille Albonetti può vantare una larga notorietà come autore, avendo pubblicato le numerose opere qui citate:

I LIBRI


Edizioni Lavoro, Roma, 2005, pp. 215, ISBN 88-7313-137-9, € 12,5
Per informazioni rivolgersi in libreria oppure digita
http://www.edizionilavoro.it

È in edicola
Achille Albonetti, L’Italia, la politica estera e l’unità dell’Europa. Recensioni e commenti,
Edizioni Lavoro, Roma 2007, pp. 70

Recensioni on line

La fine del XX secolo e l’inizio del XXI; l’ampliamento della Nato da 19 a 27 Stati membri; l’allargamento dell’Unione europea da 15 a 25 paesi; la firma del Trattato costituzionale; la divisione dell’Europa e la conseguente impotenza e irrilevanza manifestate nella recente guerra in Iraq; le carenze della politica europeistica del governo Berlusconi.

Questi alcuni temi, di grande attualità, trattati dall’Autore, che pone l’accento sul primato della politica estera e sulle sfide che l’Europa è chiamata ad affrontare nei prossimi decenni.

Dopo aver esaminato la politica interna ed estera del nostro Paese, dall’Unità ai giorni nostri, ampio spazio è dato ai rapporti con gli Stati Uniti, sia dell’Italia che dell’Europa.

A tali problematiche si accompagnano alcune considerazioni relative alla questione energetica, strategica per il nostro futuro, e suggerimenti per evitare il pericolo dell’isolamento e declassamento dell’Italia sulla scena internazionale. Infine, vengono illustrati i motivi per un rilancio della politica estera italiana e europea.

Sommario

Prefazione di Sergio Romano
Su

Nel cantiere dell’integrazione europea hanno lavorato, soprattutto nei primi due decenni, alcuni artigiani. Non erano uomini politici e non ebbero quasi mai incarichi ministeriali.

Erano tecnocrati, grand commis, consiglieri, intellettuali. Il maggiore di essi fu naturalmente Jean Monnet, autore di quasi tutti i progetti che furono realizzati fra la fine degli anni Quaranta e la fine degli anni Sessanta.

Molti crebbero accanto a lui e ne continuarono il lavoro: Robert Marjolin, Emile Noël, Georges Berthoin, Etienne Hirsch. Altri, come Etienne Davignon, andarono alla scuola di Paul-Henri Spaak. Altri ancora, come Roberto Ducci, Cesidio Guazzaroni e Renato Ruggiero erano italiani. Fra di essi vi è certamente l’autore di questo libro.

Achille Albonetti è stato Consigliere della Rappresentanza italiana all’Oece, membro delle delegazioni che hanno negoziato i Trattati europei degli anni Cinquanta, capo di Gabinetto del vice-presidente della Commissione e Governatore italiano nell’organo direttivo dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica delle Nazioni Unite. È stato, anche, Presidente della Total italiana e presidente dell’Unione Petrolifera. Da venticinque anni dirige la rivista trimestrale “Affari Esteri”.

Sa di appartenere alla generazione che «ha fatto l’Europa», ne è legittimamente orgoglioso e non può fare a meno di ricordare con soddisfazione quella fase della nostra storia nazionale in cui i Governi centristi, quasi sempre guidati da un uomo politico democristiano, fecero scelte che hanno disegnato il profilo nazionale e internazionale del Paese: l’economia di mercato, la costruzione dell’Europa unita, l’alleanza con gli Stati Uniti.

Può darsi che l’Italia di allora sia diventata nei suoi ricordi migliore della realtà e che il sistema politico di quegli anni gli appaia più efficace di quanto non fosse. Ma le presenti condizioni del suo Paese e dell’Europa giustificano un po’ di nostalgia e di amarezza.

L’amarezza è probabilmente il sentimento che ha spinto Albonetti a scrivere questo libro.

Silvio Berlusconi ha adottato nelle questioni europee una linea apparentemente ortodossa, ma in realtà tiepida e distratta. Ha abbandonato il grande progetto comune per la costruzione di un aereo militare da trasporto. Ha lasciato che la Lega ritardasse per parecchio tempo l’approvazione del mandato di cattura europeo. Ha ceduto alla tentazione di rispondere sarcasticamente, durante una memorabile seduta del Parlamento di Strasburgo, alle provocazioni di un deputato socialista tedesco.

Ha permesso che i suoi personali bisticci con Romano Prodi andassero in scena di fronte all’Europa e avessero un effetto disastroso sulla presidenza italiana dell’Unione durante il secondo semestre del 2003. Ha fatto poco per contrastare con efficacia i vari direttòri che sono spuntati come funghi nel sottobosco europeo in questi ultimi tempi.

Negli altri maggiori Paesi dell’Unione il clima non è migliore. Gli inglesi vogliono un’Europa che non pregiudichi i loro rapporti speciali con gli Stati Uniti. La Francia di Chirac è afflitta da una sindrome gollista che appare, oggi più che mai, anacronistica. La Germania di Schröder sembra preferire il proprio prestigio a quello dell’Europa. La Spagna di Zapatero è più europea di quella di Aznar, ma sempre pronta a saltare sul primo direttorio che le passa accanto.

L’allargamento rischia di rendere l’Europa ingovernabile.

La Costituzione è un passo avanti, ma conferma che gli Stati non intendono rinunciare a quel tanto di sovranità che ancora rimane nelle loro mani dopo i progressi unitari degli anni Novanta. Parliamo molto di unilateralismo americano. Ma dimentichiamo di osservare che l’arroganza degli Stati Uniti è soltanto il recto di una medaglia che reca sul verso l’immagine di un’Europa imbelle e impotente.

La chiave di volta delle riflessioni dell’autore è una tesi che sembra aver perduto in Europa, negli ultimi cinquant’anni, una parte del suo originale prestigio. Albonetti crede nel primato della politica estera ed è convinto che il ruolo internazionale di uno Stato o di una federazione fra Stati sia il fattore che maggiormente contribuisce a definire la sua identità e la sua autorità.

Ma la politica estera è per l’appunto ciò che maggiormente manca all’Unione Europea. Abbiamo una politica agricola comune, un bilancio comunitario, un mercato unico, una moneta unica, una frontiera unica, una politica commerciale comune e un Parlamento che è andato progressivamente aumentando le sue competenze. Ma non abbiamo una politica estera europea. Questa contraddizione appare ad Albonetti pericolosa.

Credo che abbia ragione. La politica estera non è un sovrappiù che corona e decora il castello delle competenze statali. È un luogo in cui confluiscono tutti i poteri dello Stato. È il nodo che stringe insieme tutte le sue politiche. È un test di credibilità e coerenza.

Supporre che ogni Paese possa voltare le spalle al mondo, delegare ad altri la difesa dei propri interessi nella comunità internazionale e praticare al tempo stesso politiche nazionali conformi alle proprie esigenze, è assurdo. Senza la sintesi di una politica estera i singoli attributi della sovranità statale sono ombre, fantasmi, flatus vocis.

Se questo fu vero, in passato, per i singoli Stati europei, è ancora più vero per l’Unione: un mostro istituzionale assai più avanzato, in molti campi, di alcuni Stati federali all’inizio della loro storia, ma monco e incompiuto.

In queste condizioni le politiche nazionali dei singoli membri dell’Unione non potranno che disfare continuamente la trama tessuta dalla Commissione di Bruxelles. Ce ne accorgiamo nel rapporto con gli Stati Uniti, dove la pluralità delle posizioni condanna l’Europa all’impotenza e offre a Washington gli strumenti per «dividere e imperare».

Troppo appassionato per limitarsi alle analisi e alle constatazioni, Albonetti conclude il suo libro con una proposta. Occorre che l’Italia promuova con i maggiori Paesi dell’Unione un’iniziativa per la politica estera comune e soprattutto per la creazione di uno strumento militare che dia credibilità alla sua diplomazia.

Ritorna in queste ultime pagine un tema, quello della politica nucleare europea, a cui l’autore ha dedicato in passato molta attenzione. E se non tutti saranno d’accordo, pazienza: i Paesi fondatori hanno il diritto e il dovere di aprire la strada. Perché l’Europa, fino a quando non avrà un deterrente comune e, incidentalmente, un seggio al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, sarà soltanto, nella migliore delle ipotesi, un club economico-monetario.

Albonetti sa quali e quanti ostacoli le sue proposte troveranno sulla loro strada. Ma ha il merito di preferire la franchezza alla retorica e di affrontare un tema che molti preferiscono eludere. È questo il merito maggiore del suo libro.

Sergio Romano
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Sommario de L’Italia, la politica estera e l’unità dell’Europa di Achille Albonetti
Su

Prefazione di Sergio Romano

Introduzione

Capitolo primo
L’Italia e il primato della politica estera
La giustizia – Una tesi disperala, ma discutibile – Le basi dello sviluppo: la democrazia e l’economia di mercato – I tre periodi della nostra storia nazionale e il primato della politica estera – La politica estera dell’Italia nel periodo 1870-1922 – La politica interna nel periodo 1870-1922 – La politica economica nel periodo 1870-1922 – La politica estera nel periodo fascista (1922-1945) – La politica interna nel periodo fascista (1922-1945) – La politica economica nel periodo fascista (1922-1945) – La politica estera, interna ed economica della Repubblica (1946-2004) – La politica estera della Repubblica ( 1946-2004) – La politica interna della Repubblica (1946-2004) – La politica economica della Repubblica (1946-2004) – Lo sviluppo dell’Italia e gli altri Paesi – Il declino dell’Europa e dell’ltalia – II progresso non è soltanto economico – I problemi da risolvere per la crescita dell’ordinamento democratico – La politica estera – La politica interna – Il finanziamento illecito della politica – La necessità di un programma – Il finanziamento illecito della politica all’estero – Lo sviluppo della democrazia – Alcune considerazioni conclusive

Capitolo secondo
L’Italia, l’Europa e gli Stati Uniti
Prima premessa
. I due nuovi valori condivisi dall’Europa e dagli Stati Uniti – Seconda premessa. Gli Stati Uniti esistono. L’Europa no – Terza premessa. L’Europa, centro del mondo nel XIX secolo – Quarta premessa. Gli Stati Uniti salvano l’Europa nel XX secolo – Quinta premessa. Il declino dell’Europa continuerà, se non ci uniremo politicamente – Sesta premessa. L’unità economica dell’Europa non è sufficiente – Settima premessa. La necessità di ulteriori progressi per l’unità politica dell’Europa – Le due sfide epocali e i due obiettivi prioritari – Il primo obiettivo: la tutela e la crescita dei due nuovi valori liberali, la democrazia e il mercato – Le iniziative per tutelare la competizione economica – L’inerzia per tutelare la democrazia – La democrazia, la competizione politica e i partiti – Una situazione pre-giuridica – Democrazia o plutocrazia? Gli scandali in Europa e la ragion di StatoIl secondo obiettivo: l’unità politica e di difesa dell’Europa – L’integrazione europea nel settore nucleare e convenzionale – Gli strumenti per l’unità politica e di difesa dell’Europa – Conclusione – Le altre importanti sfide

Capitolo terzo
L’energia nucleare e la politica estera europea all’inizio del Terzo millennio
L’energia, un settore strategico – L’evoluzione delle fonti e dei consumi di energia – L’energia strumento di progresso ed anche di offesa e di difesa – Le nuove energie: il carbone, il petrolio e l’energia nucleare – La ricerca nucleare e la collaborazione internazionale – L’atomica dell’India e del Pakistan. Un nuovo mondo? – La questione nucleare nel dopoguerra – L’Italia e la questione nucleare – L’Italia e la clausola europea del TNP – L’opzione nucleare zero della Gran Bretagna e del Giappone – La situazione dell’Italia – L’Italia, la Francia, la Germania e la politica di unità europea – L’Unione Europea e la politica estera e di sicurezza comune – La necessità di una nuova iniziativa – Un’arma di dissuasione al servizio dell’Europa – Un deterrente europeo. La posizione di Francia, Gran Bretagna, Germania e Italia – La difficoltà di eliminare le armi nucleari e l’Italia – La politica estera nel mondo nucleare – Le sfide del XXI secolo – La Cina, un gigante dai piedi di argilla – I pessimisti, i catastrofisti e gli ottimisti – Alcune conclusioni. Gli enormi problemi da risolvere

Capitolo quarto
Un direttorio tra la Francia, la Germania e il Regno Unito?
Un mutamento della politica estera degli Stati Uniti e del Regno Unito verso l’Europa? – I motivi dell’intesa a tre – I precedenti del Direttorio – La nascita del Direttorio tra Francia Germania e Regno Unito – Gli stati Uniti e il Direttorio – L’Italia, le grandi potenze europee e l’unità dell’Europa – L’Italia, i paesi fondatori e il Regno Unito – L’assenza al Vertice del 29 aprile 2oo3 – Cosa fare di fronte al Direttorio?

Capitolo quinto
L’Italia e un’iniziativa dei Fondatori per l’Europa politica
La supremazia degli Stati Uniti – Il declino dell’Europa – L’interdipendenza tra gli Stati Uniti e l’Europa – La mancanza di un’identità politica europea, cioè di una politica estera e di difesa comune – Cosa fare per progredire verso l’Europa politica – I tentativi per raggiungere l’unità politica e di difesa dell’Europa – La strategia di Lisbona – L’adesione della Turchia all’Unione Europea – I pericoli dell’inerzia – Alcuni importanti sviluppi – La necessità di una nuova iniziativa dei sei Stati fondatori – Un nuovo dialogo con la Francia e la Germania – Il cruciale problema dell’Iran nucleare. Un Direttorio europeo senza l’Italia? L’Ue 3 o EU 3 – Le solidarietà di fatto nel settore della difesa – Arrestare il declino dell’Europa e il declassamento dell’Italia

Bibliografia sommariaRepertorio delle sigleLa politica estera italiana (1870-2004). I principali avvenimenti di interesse italianoIndice dei nomiTavole Su



Gli Stati Uniti e il PCI. Da Kissinger a Carter
Circolo Stato e Libertà
Roma, 1978


Gli Stati Uniti, l’Italia e l’Eurocomunismo
Circolo Stato e Libertà
Roma, 1977


L’Italia e l’atomica
Fratelli Lega Editori
Faenza, 1976


Un manifesto per la libertà
Fratelli Lega Editori, Faenza
1ª ediz.: sett. 1976; 2ª ediz. ampl.: nov. 1976


Energia nucleare e crisi energetica europea, Nuova Universale Studium,
Roma, 1974


Europe and Nuclear Energy

Atlantic Institute for International Affairs, Paris, 1972;
anche ediz. in italiano e francese


Hegemonie oder Partnerschaft
in der europäische Außenpolitik

Nomos Verlagsgesellschaft, Baden-Baden, 1972 (ed. ted.)


Egemonia o partecipazione?
Una politica estera per l’Europa

Etas Kompass, Milano, 1969


Divario tecnologico, ricerca scientifica e produttività in Italia e negli Stati Uniti
Giuffrè Editore, Milano, 1967


L’Europa e la questione nucleare
Cappelli
Bologna, 1964


Preistoria degli Stati Uniti d’Europa
Giuffrè Editore
Milano, 1ª ediz. 1960; 2ª ediz. 1964


La collaborazione internazionale nucleare
Cappelli
Bologna, 1963


Europeismo e atlantismo
Vallecchi
Firenze, 1963


Préhistoire des États-Unis de l’Europe
Editions Sirey
Parigi, 1963 (ed. fr.)


Vorgeschichte der Vereinigten Staaten von Europa
Verlag August Lutzeyer, Baden-Baden/Bonn, 1961 (ed. ted.): ediz. ital.: 1960


Euratom e sviluppo nucleare
,
Edizioni di Comunità
Milano, 1958

 

I SAGGI

 


Rapporto Nomisma 2005 sulle prospettive economico-strategiche
A cura dell’Osservatorio Scenari Strategici e di Sicurezza di Nomisma

Finito di stampare in Roma nel mese di maggio 2006


“Civiltà Europea”, II (2004), Quaderno 3, Luglio


Nel N. 4, Luglio-Agosto 1999:
“Un programma per la democrazia italiana”


Nr. 2/1998


Volume XXII, N. 3, Luglio 1967, pp. 458-487
“Trattato sulla non-proliferazione nucleare e disarmo nell’ambito delle Nazioni Unite”


Fall 1972

Winter 1964

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Wall Street Italia, Inc. – 12 giugno 2007 – 7:52

LO SPETTRO DELLA GUERRA FREDDA
2. L’EUROPA IRRILEVANTE E L'ITALIA

di Achille Albonetti

L’Europa irrilevante. L’Europa dovrebbe riflettere a fronte delle improvvise tensioni degli scorsi mesi tra i due poli, la Russia e gli Stati Uniti. Se tra Washington e Mosca continuassero e si approfondissero, l’Europa, infatti, ne pagherebbe le conseguenze, in termini politici, economici e di sicurezza.

I sintomi di una recente maggiore flessibilità della politica estera americana, caratterizzata da un più accentuato multilateralismo e da una minore propensione alla minaccia della forza, potrebbero costituire un dato positivo per l’Europa e per i suoi rapporti con gli Stati Uniti e la Russia. Contemporaneamente, tuttavia, è preoccupante la persistente e grave situazione nei principali centri di crisi: Iraq, Afghanistan, Israele-Palestina, Libano, Siria, Iran, Corea del Nord.

La politica estera dell’Unione Europea è insufficiente, perché divisa ed assente, in particolare su due dei conflitti più importanti: l’Iraq e l’Afghanistan. Non si progetta il rilancio ineludibile dell’unità politica e di difesa. Se ne parla. L’esigenza di una politica estera comune, ed addirittura di un esercito europeo, è stata menzionata dalla Merkel, da Sarkozy, da Prodi e da D’Alema, anche di recente. Ma il problema del Trattato costituzionale potrebbe essere l’ennesimo alibi per rinviare l’avvio a soluzione di questo tema prioritario.

Quale destino hanno avuto il Quartiere Generale Europeo, l’Agenzia Europea per gli Armamenti e la Forza Rapida di Intervento, approvati ormai da anni dall’Unione Europea?
Nello scorso marzo ha avuto luogo a Bruxelles il consueto Vertice dei Capi di Stato e Governo europei. Si è discusso, quasi esclusivamente, di questioni economiche, energetiche e tecniche. Tutto questo è molto grave, perché l’eventuale abbandono dell’Iraq e dell’Afghanistan, nonché l’aumento della tensioni con l’Iran, con il Libano, con la Siria, tra Israele e la Palestina, potrebbero seriamente compromettere l’avvenire dell’Alleanza Atlantica, dell’Unione Europea e, quindi, della nostra sicurezza politica ed economica.

Il cambio al vertice in Francia e nel Regno Unito - ma soprattutto l’elezione a Presidente della Repubblica francese di Nicolas Sarkozy - dovrebbe permettere la ripresa del dialogo europeo. L’istituzione di una Conferenza Intergovernativa, che sarà probabilmente decisa dal vertice dell’Unione Europea il 21 e 22 giugno, dovrebbe consentire di uscire dall’attuale crisi biennale e permettere l’elaborazione di un Trattato costituzionale semplificato.

Dovrebbe così cadere un altro alibi per non procedere nella costruzione politica europea e per accrescere le possibilità di un’efficace presenza dell’Europa sugli eventi internazionali. L’Europa, infatti, a causa delle sue divisioni, continua ad essere irrilevante politicamente, malgrado la sua potenza economica e finanziaria. L’onere dell’equilibrio e della stabilità internazionale in ogni parte del globo è concentrato da decenni sugli Stati Uniti, unica superpotenza politica, economica, militare, nucleare e spaziale. Ricordiamo anche che l’Europa è l’unico centro del mondo che ha valori politici e morali, oltre che solidarietà di sangue, in comune con gli Stati Uniti.

L’Europa, dopo circa sessanta anni, non è riuscita a darsi una politica estera unitaria. Ma senza forze armate rischia di non contare nulla. Oggi, il compito dell’Europa è quello di uscire dalla crisi, che la indebolisce e la paralizza. Auguriamoci che sia possibile preparare un nuovo testo del Trattato costituzionale entro il 2009, allorché si procederà all’elezione di un nuovo Parlamento Europeo.
Si pone, però contemporaneamente e senza indugi, il problema di cosa fare per costruire l’Europa politica e di difesa. Questo era il vero obiettivo dei padri dell’Europa: Robert Schuman, Konrad Adenauer e Alcide de Gasperi, fra i primi.

Dovremo, quindi, oggi adoperarci per compiere un ulteriore passo avanti per avviarci alla costruzione dell’Europa politica e di difesa. Questo è essenziale anche per consolidare quanto già ottenuto e per dare ad esso il vero significato.

Senza una nuova iniziativa per l’unione politica di difesa, gli sforzi fatti ed i risultati ottenuti dall’integrazione europea nel settore economico e finanziario non saranno probabilmente sufficienti ad arrestare il declino dell’Europa.

Soltanto con l’unione politica sarà possibile: a) garantire la sicurezza dell’Europa; b) riequilibrare e rafforzare l’alleanza con gli Stati Uniti nell’ambito della NATO; c) fornire un contributo alla stabilità, allo sviluppo internazionale ed alla pace, adeguato alle risorse europee; e d) rafforzare il mercato unico, l’Euro e l’allargamento.

Le nuove tensioni tra gli Stati Uniti e la Russia e la situazione nei principali centri di crisi in particolare in Iraq, Afghanistan, Israele e Palestina, Libano, Siria ed Iran non consentono ulteriori indugi.
Un Direttorio europeo senza l’Italia?
L’Italia deve fare molta attenzione per evitare di essere isolata dall’embrione di Direttorio europeo, che si è formato nell’Estate 2003 tra la Francia, la Germania ed il Regno Unito. Chiari sono i sintomi: a) i negoziati nucleari a Tre con l’Iran, poi trasformatisi nel 5+1, gruppo pericolosissimo da cui l’Italia è esclusa; b) l’appoggio della Francia e del Regno Unito all’elezione della Germania a membro permanente del Consiglio di Sicurezza dell’ONU; c) la costruzione in Francia di un gigantesco impianto per la produzione di uranio arricchito, con la partecipazione della Francia, della Germania e del Regno Unito.

E’ la prima volta, in 137 anni di unità dell’Italia, che non facciamo parte di intese significative tra le grandi potenze europee. Questo declassamento è molto pericoloso.

Non vorremmo che, per tacitarci, la Francia ci offrisse "come ha già fatto" un' Unione mediterranea, con la Spagna, il Portogallo, la Grecia, la Turchia e gli altri Paesi rivieraschi.

E’ inevitabile che "Trattato Costituzionale a 27 Paesi o meno" si formi un gruppo ristretto, i cosiddetti Paesi di avanguardia. E’ essenziale che l’Italia ne faccia parte.

 

Wall Street Italia, Inc. – 6 giugno 2007 – 12:09

LO SPETTRO DELLA GUERRA FREDDA
1. BUSH IN ITALIA

di Achille Albonetti

Bush in Italia, nessun contenzioso tra Washington e Roma. Venerdì 8 giugno Bush sarà a Roma per una visita, che si protrarrà fino a domenica mattina. Incontrerà il Pontefice, il Presidente della Repubblica e il Presidente del Consiglio.

Oggi non vi è un contenzioso tra gli Stati Uniti e l'Italia, malgrado siano al vertice un Presidente della Repubblica, un Presidente della Camera e un Vice-Presidente del Consiglio e Ministro degli Esteri ex comunisti.

Il contigente italiano è stato ritirirato dall'Iraq. Questo, però, era stato già deciso dal Governo Berlusconi. Difficoltà si sono avute, per l'ampliamento della base militare americana di Vicenza. Ma il Governo Prodi si è dimostrato risoluto, malgrado l'opposizione dei Partiti di estrema sinistra, presenti nella coalizione.
Bush insisterà per un maggior coinvolgimento dell'Italia in Afghanistan. Questo tuttavia è un problema che riguarda anche la Francia, la Germania e la Spagna, i cui contingenti hanno regole di ingaggio meno impegnative di quelle degli Stati Uniti, del Regno Unito, dell'Olanda e del Canada, che così pagano con il sangue la loro presenza.

Di particolare soddisfazione per Washington è stata l'iniziativa del Governo Prodi nell'estate 2006 per un importante impegno militare nella missione UNIFIL delle Nazioni Unite in Libano. L'iniziativa italiana ha costretto la Francia, la Germania, il Regno Unito, la Spagna e gli altri membri dell'Unione Europea, ad allinearsi e ad intervenire.

Lo spettro della guerra Fredda. Gli Stati Uniti, la Russia. Lo spettro della Guerra Fredda appare negli scorsi giorni per la prima volta dopo il crollo dell'impero sovietico circa 16 anni fa. La visita di Bush in Europa per il G8 probabilmente non muterà il quadro internazionale, ora aggravato dalle dichiarazioni aggressive di Putin, che ha ripetutamente accusato gli Stati Uniti di "unilateralismo, imperialismo, militarismo" e ancor peggio di "mutare l'Europa in una polveriera".

La situazione è ulteriormente aggravata per le tensioni e i conflitti nei centri di crisi, in particolare in Iraq, Afghanistan, Israele, Libano e Iran. Sono praticamente in corso quattro guerre civili. Sei, se si aggiungono i conflitti in Somalia e Darfur.

Si vedrà più chiaro, dopo l'annunciato incontro negli Stati Uniti nella casa paterna dei Bush a Kennebunkport nel Maine tra il Presidente americano e Putin, l'1 e 2 luglio prossimi. Si tratta di un evento senza precedenti e si constaterà allora se è possibile trovare una soluzione per lo Scudo anti-missile, che gli Stati Uniti vogliono impiantare in Polonia e nella Repubblica Ceca. Questo è il centro del contenzioso attuale tra gli Stati Uniti e la Russia, oltre al problema dell'indipendenza del Kosovo, osteggiata da Mosca e attualmente all'esame del Consiglio di Sicurezza dell'ONU. Non a caso Bush, in occasione della riunione del G8, si è recato in Polonia, nella Repubblica Ceca ed anche in Albania.

In questo quadro di grave tensione si pone il problema del ruolo dell'Europa.

 

Wall Street Italia, Inc. – 22 dicembre 2005 – 2:52

POLITICA ESTERA VISTA DALL’ ITALIA
(da Il Trimestre: “Affari Esteri” N. 149-Gennaio/Inverno)

di Achille Albonetti

Oggi, il problema principale – non soltanto per gli Stati Uniti – è l’Iraq, insieme al conflitto tra Israele e la Palestina, alle ambizioni nucleari dell’Iran e della Corea del Nord, e all’Afghanistan. Questa situazione potrebbe protrarsi nel 2006

Iraq. Gli attacchi degli insorti e dei terroristi non accennano a diminuire. Centinaia sono le vittime, soprattutto tra i civili iracheni. L’8 novembre 2005, il Consiglio di Sicurezza deil’ONU. all’unanimità, ha prolungato fino al 31 dicembre 2006 la permanenza della coalizione internazionale in Iraq, sotto il comando degli Stati Uniti.
Dopo l’elezione, il 30 gennaio 2005, di un’Assemblea costituente e di un Governo provvisorio, il 15 ottobre, con un referendum, è stata approvata ia Costituzione. Il 15 dicembre si è votato per la terza volta per eleggere un Parlamento. L’affluenza alle urne è stata elevata e calma.

Stati Uniti. La popolarità di Bush è in forte calo e si allarga il fronte di chi chiede di abbandonare l’Iraq al più presto. Secondo le dichiarazioni del Segretario di Stato Condoleezza Rice e del Ministro della Difesa Donald Rumsfeld, già all’inizio del 2006, dovrebbe iniziare il ritiro di 20 mila soldati. Il Vaticano si è dichiarato nuovamente favorevole alla presenza di truppe straniere fino alla democrazia.
Queste sono le possibilità e le riflessioni più citate di fronte alla grave situazione:
- la disponibilità degli Stati Uniti a ritirarsi con un chiaro calendario e con la formazione di un’ampia coalizione regionale e internazionale (ONU, Lega araba, NATO. Unione Europea) per consolidare ii Governo iracheno, eletto il 15 dicembre 2005;
- la necessità di cambiare politica e, forse, di avviare trattative con gli insorti, come sostiene anche la Lega araba;
- l’enorme pericolo di un ritiro immediato e unilaterale;
- come ultima ratio, la creazione di tre Stati indipendenti.
Accanto agli aspetti negativi, ricordiamo quelli indubbiamente positivi; l’eliminazione aei regime dispotico di Saddam Hussein; le tre consultazioni eiettorali e l’avvio di un processo democratico in Iraq, secondo quanto stabilito dalle Risoluzioni dell’Onu; il ritiro di Israele dalla Striscia di Gaza; le elezioni presidenzili e parlamentari in Egitto; la messa in guardia di Iran, Siria e Corea del Nord, e la rinuncia della Libia ad un programma nucleare militare.

Israele e Palestina. Il ritiro dopo 38 anni dalla Striscia di Gaza ha provocato forti tensioni nel Governo Sharon, che ha presentato le dimissioni. Il Parlamento è stato sciolto e nuove elezioni avranno luogo il 28 marzo 2006. Sharon è uscito dai Partito di destra Likud ed ha costituito un nuovo Partito di centro (Kadima), al quale ha aderito il leader laburista Perez.

Iran. La situazione è tuttora grave. Il 24 novembre 2005, il Consiglio dei Governatori dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica delle Nazioni Unite (AIEA) non ha preso alcuna decisione. La Russia cercherebbe di convincere l’Iran a rinunciare a produrre uranio arricchito sul proprio territorio.
Sono in corso contatti dell’Ambasciatore statunitense in iraq Khalilzad, già Ambasciatore in Afghanistan, per indurre Teheran a contribuire alla stabilizzazione della situazione irachena

Siria. Il Consiglio di Sicurezza dell’ONU il 31 ottobre, all’unanimità, ha intimato alia Siria di collaborare per l’individuazione dei responsabili dell’assassinio del Presidente del Libano Hariri e di cessare le attività di appoggio ai terroristi in Iraq e altrove.

Corea del Nord. Dopo la dichiarazione comune del 19 settembre 2005 – con la quale la Corea del Nord si impegnava a porre fine al programma nucleare militare in corso e ad aderie nuovamente al TNP – in novembre sono ripresi a Pechino i negoziati tra gli Stati Uniti, la Russia, la Cina, il Giappone e la Corea del Sud con la Corea dei Nord, che, tuttavia, fa nuove richieste.

Afghanistan. Le elezioni parlamentari e provinciali del 15 settembre 2005 si sono svolte senza particolari difficoltà, La partecipazione è stata buona (oltre il 50 per cento) La situazione, però, continua ad essere incerta con attentati e minacce, malgrado la presenza di Forze armate degli Stati Uniti e della NATO.

Germania. Dopo più di due mesi dì negoziati, Angela Merkel è stata eletta Cancelliere. È un Governo di “grande coalizione” tra i democristiani (CDU-CSU) e i socialdemocratici (SPD).

L’Unione Europea e l’Italia. La situazione è ancora precaria. Il 17 dicembre 2005 il Consiglio ha approvato il bilancio per il 2007-2013.
Un’iniziativa politica di rilancio europeo, che avrebbe ovviamente un effetto stimolante sui vari problemi economici, è tuttora difficile. Potrebbe venire soltanto dai grandi Paesi fondatori: Francia Germania e Italia.
Il nuovo Cancelliere tedesco Angela Merkel durante la campagna elettorale aveva accennato alla necessità che i sei Paesi più importanti dell’Unione – Germania, Francia, Italia, Regno Unito, Spagna e Polonia – costituissero un’avanguardia per procedere in settori qualificanti, in particolare nella polìtica estera e della difesa.
Sulla stessa linea si sono espressi, in Francia, il Presidente della Repubblica Jacques Chirac, il Ministro degli Esteri Philippe Douste-Blazy e Nicolas Sarkozi, Ministro dell’Interno e probabile successore di Chirac.
II Vicepresidente del Consiglio e Ministro degli Esteri Gianfranco Fini ha affermato che è necessario un rilancio da parte dei Paesi fondatori, come da tempo sostiene il Presidente delia Repubblica Ciampi, questa Rivista [ndr: “Affari Esteri”] e chi scrive. Sulla stessa linea Romano Prodi.
L’Italia, data la sua caratteristica di Paese fondatore, potrebbe farsi promotrice di un’iniziativa al riguardo. Vi è anche un precedente: la Conferenza di Messina, dopo la crisi europea per la caduta della CED, la Comunità Europea di Difesa.

 

Wall Street Italia, Inc. – 21 luglio 2005 – 8:30

VERSO IL DECLASSAMENTO DELL’ ITALIA

di Achille Albonetti

Il ruolo internazionale ed europeo del nostro paese degradato dal governo Berlusconi. Il Regno Unito ha preso il nostro posto e con la Francia e la Germania ha costituito un “direttorio” che ci tiene fuori dalle decisioni chiave. Che fare?

La candidatura della Germania a membro permanente del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e la sua partecipazione, in assenza dell’Italia, ai cruciali negoziati sul programma nucleare dell’Iran inducono ad alcune riflessioni sul ruolo internazionale ed europeo del nostro Paese. Nell’indifferenza quasi generale delle istituzioni, dei politici, dei giornalisti, degli esperti – ivi compresi gli storici ed i diplomatici – si sta sviluppando, infatti, da qualche anno, il declassamento dell’Italia; ed è grave che non si voglia ammettere, né discutere. Tre sono i sintomi più evidenti.

Il primo. I tre Vertici tra Chirac, Schröder e Blair nel giugno e settembre 2003, e, poi, nel febbraio 2004, in assenza dell’Italia, che hanno portato ad alcuni importanti accordi nel settore della difesa.

Il secondo. I negoziati con l’Iran sul delicato settore nucleare, iniziati a livellom di Ministri degli Esteri della Francia, della Germania e del Regno Unito nell’ottobre 2003, e che continuano tuttora.

Il terzo. La candidatura della Germania a membro permanente del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, appoggiata da Parigi e da Londra.

* * *

Potrebbero anche non aversi altri sviluppi delle intese tra la Francia, la Germania e il Regno Unito senza l’Italia. La collaborazione a tre nel settore della difesa potrebbe tramontare. Gli importanti negoziati nucleari con l’Iran potrebbero fallire. La Germania, malgrado l’appoggio della Francia e del Regno Unito, potrebbe non riuscire ad entrare nel Consiglio di Sicurezza dell’ONU. Ma quanto è accaduto negli scorsi due anni tra i tre grandi europei, in assenza del nostro Paese, è un sintomo del declassamento dell’Italia, che sarebbe grave non registrare. Occorre prendere misure per ovviarvi. Innanzitutto, però, è indispensabile rendersene conto.

Le intese tra la Francia, la Germania e il Regno Unito nel settore della difesa. Il primo incontro al Vertice tra Chirac, Schröder e Blair, si tenne nel giugno e il secondo nel settembre 2003 a Berlino. Il terzo incontro tra i tre ebbe luogo, sempre a Berlino, il 18 febbraio 2004. Durante questa terza riunione, tuttavia, i tre non erano soli. Furono accompagnati da ben 15 Ministri, cinque per Paese. Si è parlato, quindi, di Direttorio.

Già nel dicembre 1998, tra Chirac e Blair a Saint Malo, ci fu un avvicinamento tra la Francia e il Regno Unito sui problemi della difesa. Il tema cruciale fu approfondito nei cinque anni seguenti. Londra e Parigi trovarono finalmente un’intesa il 4 febbraio 2003, tra l’altro per la costruzione di navi portaerei in comune, malgrado le fortissime divergenze sulla questione irachena. È ancora più significativo che, nel giugno 2003, queste divergenze fossero in gran parte scomparse, come dimostra l’incontro al Vertice di Berlino tra Blair, Chirac e, questa volta, anche con Schröder. Ai colloqui franco-inglesi si aggiunse, così, per la prima volta, la Germania.

Dopo Berlino, le conversazioni a Tre ripresero – come accennato – nel settembre 2003. Si ebbe, in questo modo, un accordo triangolare, che ha portato a un importante progetto comune nel settore della politica estera e di difesa, adottato dal Consiglio dell’Unione Europea nel dicembre 2003. La stessa intesa ha facilitato, infatti, l’istituzione di un’Agenzia europea per gli armamenti e di una Cellula di pianificazione militare europea nelle vicinanze del Quartier generale della NATO a Bruxelles.

Contemporaneamente, si è appreso che la Francia, nei prossimi anni, chiuderà il gigantesco impianto della società Eurodif per la produzione di uranio arricchito George Besse 1, a Tricastin, ed entrerà a far parte dell’impresa anglo-tedesca-olandese Urenco di Almelo. La nuova società anglo-franco-tedesca-olandese costruirà in Francia, sempre a Tricastin, un altro impianto, George Besse 2, del costo di ben 3 miliardi di Euro (circa seimila miliardi di lire) con tecnologia Urenco, cioè tramite impianti di centrifugazione. Già vi lavorano con questo obiettivo decine di tecnici. La Francia ha, inoltre, annunciato nuovi importanti sviluppi della tecnologia nucleare militare e la creazione di un Quartier generale nucleare al centro del Paese.

Il programma nucleare dell’Iran. Non ci sono stati, recentemente, altri incontri a livello di Vertice di questo embrione di Direttorio. Ma si sono avute almeno altre due manifestazioni significative. Questa intesa trilaterale si è manifestata, infatti, per la seconda volta con la missione dei tre Ministri degli Esteri Dominique de Villepin, Joschka Fischer e Jack Straw a Teheran nell’ottobre 2003, per avviare con l’Iran un importante negoziato nel cruciale settore nucleare. I programmi nucleari dell’Iran stanno creando crescenti preoccupazioni e notevoli ripercussioni nei rapporti con gli Stati Uniti, l’Unione Europea e l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA) delle Nazioni Unite.

Il problema è particolarmente delicato, data la posizione geopolitica dell’Iran, nel momento in cui la situazione in Iraq è lungi dall’essere stabilizzata e la tensione tra Israele ed i Palestinesi è tuttora alta, malgrado la morte di Arafat, l’elezione di Abu Mazen, l’entrata dei laburisti nel Governo Sharon e l’avvio di colloqui tra Sharon e Abu Mazen.

L’Iran potrebbe divenire il più importante problema per gli Stati Uniti nel secondo quadriennio della Presidenza Bush e, di riflesso, per i Paesi europei e per il Medio Oriente. Già ora è una prova cruciale per l’Unione Europea. Non è escluso che, se dovessero fallire i negoziati diplomatici e le sanzioni economiche internazionali, che potrebbero essere decise dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU, gli Stati Uniti ricorrano ad un intervento armato.

È da notare che Israele ha reso noto nel 2004 di aver acquistato negli Stati Uniti 600 bombe convenzionali da aereo a forte penetrazione, atte a distruggere obiettivi sotterranei, ed alcune migliaia di bombe da aereo ad alta precisione. È grave constatare come ora il Regno Unito abbia preso il posto dell’Italia e, con la Francia e la Germania, abbia costituito un embrione di Direttorio europeo, per giunta nel settore più importante: quello della politica estera e della difesa, inclusa la difesa nucleare.

L’Italia e l’unità politica dell’Europa. I due cardini della politica estera italiana, negli scorsi 50 anni, sono sempre stati: l’integrazione europea e la collaborazione atlantica. L’unità politica dell’Europa è l’unico obiettivo originale, valido e senza alternative per l’Italia e per gli altri Paesi del nostro continente. Anche la politica di collaborazione con gli Stati Uniti, nell’ambito dell’Alleanza Atlantica, non ha alternative, tanto più che l’Europa non ha una politica estera e di difesa comune.

Il compito dell’Italia e degli altri cinque Paesi fondatori, come ha sottolineato a più riprese il Presidente della Repubblica Ciampi, è sempre stato cruciale. L’intesa a Sei, tuttavia, potrebbe oggi essere più ardua per l’accordo del Regno Unito con la Francia e la Germania. Le forze politiche del nostro Paese, purtroppo, sono assorbite dalla preparazione delle elezioni generali della Primavera 2006. Il Presidente della Repubblica da tempo e, più recentemente, il nuovo Ministro degli Esteri Gianfranco Fini sembrano rendersi conto della importanza del problema del declassamento dell’Italia. La soluzione non sarà facile.

Per l’Italia, la costituzione di un Direttorio permanente tra la Francia, la Germania ed il Regno Unito aprirebbe prospettive preoccupanti. Per la prima volta l’Italia non fa parte di un’iniziativa europea, che potrebbe avere grandissima rilevanza politica, militare, economica e tecnologica. Non era mai accaduto dal sorgere del Regno. L’assenza è grave, perché l’Italia è uno dei Paesi fondatori dell’Europa. Ha, inoltre, caratteristiche politiche, istituzionali, economiche e tecnologiche simili ai tre componenti il Direttorio. Lo stesso dicasi per la popolazione ed il reddito nazionale. La posizione geopolitica dell’Italia, al centro del Mediterraneo, costituisce un ulteriore elemento positivo e qualificante. I titoli politici, economici e militari per far parte dei Paesi europei più importanti non erano certamente superiori negli anni ’50 (CECA, CED, CPE) e, più tardi, G-5, G-7, ecc.

Non tutto, però, è compromesso. La Francia, unico Paese mediterraneo dei Tre – la Germania, ma anche gli Stati Uniti – potrebbero aver interesse a che l’Italia faccia parte del Direttorio.

Che fare? A seguito delle importanti iniziative nel settore della difesa lanciate nel 2003 e nel 2004, l’Italia deve, innanzitutto, pretendere di avere una presenza qualificata, accanto a quella dei principali Paesi europei ed, in particolare, della Francia, della Germania e del Regno Unito. Ci riferiamo all’Agenzia europea degli armamenti, alla Forza di reazione rapida, ai Corpi di battaglia e alla Cellula di pianificazione militare, una specie di Quartier generale europeo a Bruxelles. Altre iniziative devono, contemporaneamente, essere adottate dal nostro Paese, per mantenere e accrescere i titoli per far parte del gruppo europeo di testa in tutte le principali azioni e realizzazioni e per non diventare un Paese europeo di serie B, cioè per non subire un declassamento.

A questo fine, l’Italia deve:

perseguire una politica economica, finanziaria e sociale equilibrata, coerente ed ispirata ai dettati dell’Unione Europea;

dare maggiore attenzione ai problemi della difesa, per aumentare le nostre qualifiche in questo importante settore. A tale proposito, le recenti riduzioni nel bilancio della Difesa sono controproducenti. Lo ha fatto notare lo stesso Presidente della Repubblica Ciampi e il Ministro della Difesa Martino;

riprendere la costruzione di centrali nucleari per la produzione di elettricità, e mantenere la presenza in Eurodif;

adottare, contemporaneamente, una serie di iniziative per dimostrare il nostro impegno nel settore della difesa, ove le intese tra la Francia, la Germania e il Regno Unito, quasi certamente, hanno una caratteristica originale e pregnante. Probabilmente, l’aumento delle possibilità che l’Italia faccia parte di tali intese dipenderà dal potenziamento delle nostre capacità tecnologiche e militari ed, ovviamente, dalla politica del Governo.

È urgente, infine, che l’Italia assuma, oggi, un’iniziativa con i sei Paesi fondatori per non rischiare di rimanere isolata e declassata in un inefficace nazionalismo. Occorre essere vigilanti. Credere che gli altri 22 Stati dell’Unione Europea possano opporsi efficacemente al Direttorio ed ottenerne lo scioglimento potrebbe essere un’aspirazione vana. È, inoltre, difficile che il Direttorio possa dissolversi del tutto per difficoltà interne od esterne. L’alleanza con gli Stati Uniti è essenziale. Ma non è sufficiente. I due cardini della politica estera italiana sono sempre stati, negli scorsi 50 anni, la collaborazione con gli Stati Uniti nell’ambito della NATO e la politica per l’unità dell’Europa.

Questa politica estera originale è tuttora valida e senza alternative. In questo momento, è importante ricordarlo ed essere coerenti. Le carenze del Governo Berlusconi nella politica europea degli ultimi quattro anni sono gravi e dovrebbero essere al più presto colmate. È essenziale farlo. Siamo ancora in tempo.

Bibliografia
ACHILLE ALBONETTI, L’Italia, la politica estera e l’unità dell’Europa, Prefazione di Sergio Romano, Edizioni Lavoro, Roma, 2005, pp. 215;
GIOVANNI ARMILLOTTA, Verso il declassamento dell’Italia?, “Affari Esteri”, N. 147, Luglio 2005, pp. 563-588;

FRANCESCO P. FULCI, Come evitare il declassamento dell’Italia alle Nazioni Unite , “Affari Esteri”, N. 147, Luglio 2005, pp. 535-544;
ACHILLE SANGIORGI, L’Iran, il programma nucleare, gli Stati Uniti, l’Europa e l’AIEA, “Affari Esteri”, N. 146, Aprile 2005, pp. 360-380;
ACHILLE ALBONETTI, Il declassamento dell’Italia e l’unità dell’Europa, “Affari Esteri”, Aprile 2005, 319-346;
GIOVANNI ARMILLOTTA, L’Italia, l’ONU e i Paesi afro-asiatici, “Affari Esteri”, N. 144, Ottobre 2004, pp. 838-850.

 

SAGGI APPARSI SU “AFFARI ESTERI”
Rivista Trimestrale promossa dal Ministero degli Affari Esteri
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N. 157/2008, da p. 8


N. 157/2008, da p. 55


N. 156/2007, da p. 679


N. 155/2007, da p. 455


N. 154/2007, da p. 230


N. 153/2007, da p. 6

N. 151/2006, da p. 495

N. 146/2005, da p. 360
(con pseudonimo Achille Sangiorgi)

N. 146/2005, da p. 319

N. 144/2004, da p. 763

N. 142/2004, da p. 217

N. 141/2004, da p. 8

N. 139/2003, da p. 567

L’Europa e gli Stati Uniti. Nuove sfide nel XXI secolo?
N. 134/2002, da p. 293.


N. 127/2000, da p. 571

Il Terzo Millennio, l’energia nucleare e la politica estera europea,
N. 125/2000, da p. 91.

L’Italia e le basi del suo sviluppo. Il primato della politica estera, la politica interna e la politica economica,
N. 122/1999, da p. 335.

L’atomica dell’India e del Pakistan. L’Italia e l’Europa,
N. 119/1998, da p. 511.

L’Italia è finita? E l’Europa? Gli Stati Uniti,
N. 118/1998, da p. 279.

L’Europa, gli Stati Uniti ed il Mediterraneo,
N. 112/1996, da p. 737.

La politica estera della Repubblica italiana. Ieri, oggi e domani,
N. 107/1995, da p. 536.

L’ampliamento dell’Unione Europea e la politica franco-tedesca,
N. 104/1994, da p. 693.

Il declino dell’Europa, il secolo americano e il bipolarismo zoppo,
N. 102/1994, da p. 307.

La crisi italiana e la crisi europea: declino o sviluppo?
N. 100/1993, da p. 724.

L’Europa e la guerra del Golfo,
N. 90/1991, da p. 279.

Il disarmo e la difesa europea,
N. 84/1989, da p. 623.

L’Europa 30 anni dopo: che fare?
N. 75/1987, da p. 346.

Problemi e prospettive della situazione politica ed energetica,
N. 73/1987, da p. 122.

Il petrolio oggi,
N. 64/1984, da p. 455.

INFCE e sviluppo nucleare,
N. 40/1978, da p. 684.

Energia nucleare e autonomia,
N. 2/1969, da p. 187.
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ALTRI VOLUMI


La cultura dei sentimenti

Gruppo Edicom
Legnano (Mi), 2005, 2ª ediz.

La cultura dei sentimenti
pseudonimo Giorgio Sangiorgi,
Stampa Arti Grafiche San Marcello, Roma, 2002

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Achille Albonetti ha collaborato a quotidiani e periodici, tra cui: “Adesso”, “La Comunità Internazionale”, “Concretezza”, “Corriere della Sera”, “Dædalus”, “La Discussione”, “Espansione”, “L’Espresso”, “L’Europa”, “Il Fiorino”, “Il Giornale”, “Limes”, “Nord e Sud”, “Rivista di Politica Economica”, “Sapere”, “Sette Giorni”, “Il Sole-24 Ore”, “Lo Spettatore Internazionale”, “La Stampa”, “Successo”, “II Tempo”, “Il Veltro”, “Wall Street Italia”.Su



Governatore per l’Italia dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA) dell’Organizzazione delle Nazioni Unite, con sede a Vienna

 

 

 



Grande Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana

 



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Album Fotografico

NASCE LA NUOVA EUROPA

Roma, lunedì 25 marzo 1957, Sala degli Orazi e Curiazi in Campidoglio.
Firma dei Trattati per la Comunità Economica Europea (CEE o Mercato Comune)
e la Comunità Europea dell’Energia Atomica (CEEA o Euratom).
Seduti in primo piano da sinistra: il Cancelliere della Germania Federale Konrad Adenauer,
il Sottosegretario tedesco Walter Hallstein, il Presidente della Repubblica Italiana Antonio Segni,
il Ministro degli Esteri Gaetano Martino e il Presidente del Consiglio del Lussemburgo Joseph Bech.
Achille Albonetti è indicato dalla freccia, anche nella foto sottostante

 


Vienna, 1978. Assemblea dell’Agenzia Internazionale dell’Energia Atomica (AIEA) delle Nazioni Unite
Il Governatore per l’Italia, Achille Albonetti (al centro)


Roma, 1981. Assemblea dell’Unione Petrolifera
Achille Albonetti, Presidente dell’UP

 


Roma, 1981. Achille Albonetti, Presidente della Total e dell’Unione Petrolifera

 


Roma, 1982. Incontro del Presidente, Achille Albonetti (in piedi),
e della Giunta Esecutiva dell’Unione Petrolifera con il Presidente della Repubblica Francesco Cossiga

 

Convegni e Seminari


Roma, 4-5 dicembre 1997. Seminario Internazionale “Ripensiamo l’Europa: dal primo dopoguerra al rilancio dell’Unione Politica” della Fondazione Alcide de Gasperi per la pace e la cooperazione internazionale”
Achille Albonetti, al podio degli oratori

 


Roma, 4-5 dicembre 1997. Seminario Internazionale “Ripensiamo l’Europa: dal primo dopoguerra al rilancio dell’Unione Politica” della Fondazione Alcide de Gasperi per la pace e la cooperazione internazionale”

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Achille Albonetti con l’ex Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi,
all’incontro con i Consiglieri della Fondazione Alcide De Gasperi (Roma, 23 gennaio 2003)

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Ripensare l’Europa: il contributo italiano per una politica estera comune
Roma, Sala del Carroccio, Palazzo Senatorio in Campidoglio, 22 febbraio 2007

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SEMINARIO INTERNAZIONALE
1957- 2007. L’unità politica dell’Europa come strumento
di equilibrio internazionale, di stabilità e di pace nel mondo

Roma, Lunedì 10 dicembre 2007 dalle ore 15:00 alle ore 19:00
Senato della Repubblica – Sala Capitolare

Chiostro del Convento di S. Maria sopra Minerva – Piazza Minerva, 38

Nell’ambito delle attività del Comitato Nazionale "I Trattati di Roma", la Fondazione Alcide De Gasperi ha organizzato un Seminario Internazionale sul tema L’unità politica dell’Europa come strumento di equilibrio internazionale, di stabilità e di pace nel mondo, che si è tenuto lunedì 10 dicembre 2007 a Roma, presso la Sala Capitolare del Senato della Repubblica.

Il Seminario ha rappresentato la continuazione dell’iniziativa che la Fondazione ha realizzato nella scorsa primavera organizzando – in collaborazione con il Comune della Capitale – un Convegno Internazionale per commemorare il 50° anniversario della firma dei Trattati di Roma (Cinquant’anni d’Europa: Europa anno zero?, Roma, 23-24 marzo 2007).
Si è voluto così approfondire il problema di quali iniziative possono essere adottate per avviare la costruzione dell’Europa politica e di difesa, vero obiettivo dei Padri Fondatori.

Senza una nuova iniziativa per l’unione politica e di difesa, infatti, gli sforzi fatti e i risultati ottenuti dall’integrazione europea nel settore politico, economico e finanziario non saranno probabilmente sufficienti ad arrestare il declino dell’Europa.

Soltanto con l’unione politica sarà possibile:

– garantire la sicurezza dell’Europa;
– riequilibrare e rafforzare l’alleanza con gli Stati Uniti nell’ambito della NATO;
– fornire un contributo alla stabilità, allo sviluppo internazionale ed alla pace adeguato alle risorse europee;
– rafforzare il mercato unico, l’Euro e l’allargamento.

Obiettivo del Seminario Internazionale – al quale sono intervenuti qualificati rappresentanti del mondo della politica, del giornalismo e della diplomazia, nonché eminenti personalità europee – è stato favorire un dibattito e contribuire ad approfondire l’opinione che l’unità politica dell’Europa è l’unico strumento originale, valido e senza alternative che può consentire sicurezza, influenza politica e sviluppo economico al nostro continente.

 

DOCUMENTI ITALIANI ESAMINATI NEL CORSO DEL SEMINARIO INTERNAZIONALE

Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano
– L’Italia, la Francia e la Germania. Più coraggio per l’Europa
– L’Italia sia un esempio per l’unità europea

Il Presidente del Consiglio Romano Prodi
– Un’avanguardia per fare l’Europa?
– È urgente completare il progetto europeo

Il Ministro degli Esteri Massimo D’Alema
– Una seconda occasione per l’integrazione politica dell’Europa
– Entro il 2009 il Trattato costituzionale europeo

APPENDICE

Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in Germania
– Rilanciamo l’Europa (Rassegna stampa del 27 novembre 2007)


INTERVENTO DI ACHILLE ALBONETTI NEL CORSO DEL SEMINARIO INTERNAZIONALE

 

1) Negli scorsi sessant’anni, due sono stati i cardini della politica estera dell’Italia:

● l’unità politica dell’Europa, e

● l’Alleanza con gli Stati Uniti d’America nella NATO.

Per alcuni decenni questi obiettivi non sono stati condivisi da importanti forze politiche, innanzitutto dal Partito Comunista, ma anche da altri partiti (PSI, DC, ecc.).

● Da circa vent’anni, invece, cioè dallo scioglimento dell’Unione Sovietica, nel 1991, questi due cardini della politica estera italiana hanno raccolto l’assenso delle forze politiche più importanti.

Si è creata, così, una sostanziale unità su questi cruciali obiettivi.

● Analoghi sviluppi si sono avuti nei Paesi dell’Est. Il Patto di Varsavia è stato sciolto e quai tutti i suoi membri sono entrati nell’Unione Europea e nella NATO.

 

2) Oggi, l’Unione Europea è costituita da 27 Paesi, che probabilmente diverranno 30 o più.

I risultati sono straordinari.

Innanzitutto la pace, che ha caratterizzato gli scorsi sessant’anni.

Contemporaneamente, si è avuto, tra l’altro, l’abbattimento delle frontiere, il Mercato comune, le politiche economiche comuni, la Banca Centrale Europea, l’Euro, il Parlamento europeo.

 

3) Insufficienti, invece, sono stati i risultati nel settore primario, quello della Politica estera e della Difesa comune.

Ci sono stati vari tentativi:

● Il Consiglio d’Europa; la CED; il Piano Fouchet; il Trattato di Maastricht;

● la Cellula di Quartier Generale europeo a Bruxelles;

● l’Agenzia Europea per gli Armamenti;

● la Forza di Reazione Rapida;

● i contingenti militari dell’Unione Europea, nei Balcani, in Libano, in Afghanistan.

Ma la politica estera e di difesa europea è ancora insufficiente; manca sovente di unità. Se ne sono viste le conseguenze negative: ultimo esempio, la guerra in Iraq.

 

4) Il 19 ottobre scorso, la conclusione a Lisbona dei negoziati per il Trattato di Riforma dell’Unione Europea apre una nuova fase, dopo uno stallo di due anni.

 

5) Per avviarci al raggiungimento dell’Unità Politica dell’Europa (tema del nostro Seminario) ritengo sia indispensabile la formazione di un Gruppo di Avanguardia, formato dai Paesi Fondatori (Francia, Germania, Italia innanzitutto) e aperto ai Paesi che condividono l’obiettivo dell’Unità politica dell’Europa, il vero obiettivo di Schuman, De Gasperi e Adenauer.

Soltanto così, inoltre, sarà possibile rafforzare i risultati straordinari conseguiti: il Mercato comune, le politiche economiche comuni, il Parlamento Europeo, l’Euro, la Banca Centrale Europea e dare un contributo sostanziale all’Alleanza Atlantica.

 

6) Questo obiettivo di rilancio europeo non mi sembra possa essere condiviso, almeno per ora, dall’Inghilterra, che già si è autoesclusa dall’Euro, cioè dalla moneta comune, ed ha avuto anche recentemente, un atteggiamento frenante per varie iniziative relative ad una politica estera e di difesa comune.

Hanno fatto bene Prodi, D’Alema e la Merkel ad esprimere perplessità per la candidatura dell’ex premier Blair a Presidente del Consiglio dell’Unione Europea.

 

7) Nell’ambito di queste riflessioni, ritengo inaccettabile, innanzitutto, che la Francia e il Regno Unito appoggino l’entrata della Germania, come membro permanente del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

Come propone, invece, il Governo italiano, mi sembra sia maturo l’ingresso dell’Unione Europea.

 

8) Ritengo, in secondo luogo, inaccettabile che si formi un Direttorio Europeo tra la Francia, il Regno Unito e la Germania per trattare problemi di politica estera ed economica di competenza dell’Unione Europea.

È sufficiente ricordare, ad esempio, i negoziati dei Tre cob l’Iran sul cruciale programma nucleare, che si svolgono da più di quattro anni.

I Tre si riuniscono ora, addirittura, con i membri permanenti del Consiglio di Sicurezza. Si è così formato un gruppo chiamato 5+1 o 3+3. Inaccettabile! E fa bene il Governo italiano ad obiettare.

 

9) Addirittura, il 19 ottobre scorso, giorno della conclusione dei negoziati a Lisbona del Trattato di Riforma dell’Unione Europea, la Merkel, Sarkozy e Brown hanno diramato un Comunicato sui problemi finanziari europei.

 

10) In definitiva, è inaccettabile il declassamento dell’Italia. Il nostro Paese, negli scorsi centoquarant’anni di vita unitaria è sempre stato presente nelle intese e nelle alleanze tra i grandi Paesi europei.

È lecito domandarsi con quali argomenti la Francia, il Regno Unito e la Germania negoziino con l’Iran, affinché rinunci al programma di arricchimento dell’uranio, se questo Paese ne garantisce gli scopi pacifici ed accetta i controlli dell’AIEA.

La Francia e il Regno Unito sono, infatti, due Paesi militarmente nucleari ed hanno prodotto negli scorsi anni tonnellate di uranio arricchito. Lo stesso ha fatto la Germania.

Oggi, i medesimi tre Paesi stanno costruendo insieme un gigantesco impianto per l’arricchimento dell’uranio con centinaia di migliaia di centrifughe.

 

11) È singolare l’illimitato autolesionismo italiano.

Il più noto e brillante Diplomatico del nostro Paese ha giustificato, negli scorsi giorni, sul maggiormente diffuso quotidiano italiano, l’esclusione dell’Italia dall’embrione di Direttorio Europeo ed il suo conseguente declassamento per due motivi:

● “il cattivo sistema politico”,

● ed il fatto che non siamo più un Paese di frontiera, dopo la fine dell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, e quindi, non siamo più utili agli Stati Uniti ed alla NATO.

Eppure, malgrado “il cattivo sistema politico italiano” l’Italia negli scorsi centoquarant’anni della sua vita unitaria è stata sempre presente in tutte le alleanze ed intese tra i grandi Paesi europei.

Non è, poi, esatto che l’Italia, dopo la fine dell’URSS, non sia più un Paese di frontiera e, quindi, non sia più utile agli Stati Uniti e alla NATO.

Ospitiamo tuttora una dozzina di importanti basi militari della NATO e degli Stati Uniti. Siamo, per di più, contigui ai più pericolosi centri di crisi: i Balcani, Israele e Palestina, il Libano, l’Iraq, l’Iran, ecc.

 

12) Abbiamo anche perplessità sulla proposta di Sarkozt per un’Unione del Mediterraneo. Prodi, la Merkel e Zapatero sono giustamente prudenti.

Ci sembra un problema dell’Unione Europea, che, da tempo, ha in corso un’iniziativa importante con i Paesi del Mediterraneo: il Processo di Barcellona.

Non vorremmo che la Francia intendesse compensarci con l’Unione del Mediterraneo, per poi continuare con l’“Unione del Nord”, insieme alla Germania e alla Gran Bretagna.

 

13) In conclusione, vorrei ricordare che anche nei momenti più difficili, l’Italia ha avuto un ruolo importante per il rilancio della politica di unità europea.

La Conferenza di Messina, dopo la caduta della CED, pose le basi della Comunità economica europea e dell’Euratom.

Negli scorsi anni il Presidente della Repubblica Ciampi non ha perso occasione per ricordare la necessità e l’urgenza di avviare una nuova iniziativa per l’unità politica dell’Europa.

Ora lo riaffermano spesso il Presidente Napolitano, il Capo del Governo Prodi e il Ministro degli Esteri D’Alema.

È tempo di agire e con più coraggio, come ha dichiarato recentemente il Presidente della Repubblica.

Grazie!

Achille Albonetti

 

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